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Glossario

Che cosa significano resa, margine di contribuzione, mix di vendita e prime cost?

di Pubblicato l’8 settembre 2026 Lettura di circa 7 minuti

Due persone camminano davanti alla vetrina illuminata di un ristorante giapponese di sera.
Immagine generata con intelligenza artificiale.

Le definizioni che servono per parlare la stessa lingua fra cucina, sala e amministrazione.

Risposta breve, prima di tutto il resto. La resa e la parte di una materia prima che arriva davvero nel piatto dopo pulitura, cottura e scarto. Il margine di contribuzione e quello che resta di una porzione venduta dopo aver tolto il costo degli ingredienti di quella porzione. Il mix di vendita e il peso di ciascun piatto sul totale dei coperti serviti, cioe quanto spesso quel piatto viene scelto. Il prime cost e la somma di costo merci e costo del personale, la coppia di voci che in un locale decide quasi sempre se il mese chiude bene o male.

Il resto di questo articolo serve a rendere queste quattro parole utilizzabili nel lavoro di tutti i giorni, insieme alle altre che girano in cucina e in ufficio senza che nessuno le abbia mai definite davvero. Quando chef, responsabile di sala e commercialista usano gli stessi termini con lo stesso significato, le riunioni durano meta del tempo e le decisioni sulla carta smettono di essere una questione di opinioni.

Le parole del calcolo: food cost, ricarico, margine

Il food cost di un piatto e il costo delle materie prime necessarie a produrre una porzione, calcolato sui pesi netti effettivamente serviti. Espresso in euro e un valore assoluto, espresso in percentuale e un rapporto fra quel valore e il prezzo di vendita al netto dell’IVA. Sono due letture diverse della stessa cosa e servono entrambe.

La scheda tecnica di ricetta e il documento che rende il calcolo ripetibile. Deve contenere il nome del piatto, il numero di porzioni di riferimento, l’elenco degli ingredienti con peso lordo e peso netto, il prezzo di acquisto per unita di misura, le eventuali sotto-ricette richiamate, il procedimento sintetico e la data dell’ultima revisione dei prezzi. Senza data di revisione la scheda invecchia in silenzio e nessuno se ne accorge.

Ricarico e margine non sono la stessa percentuale

Qui nasce il malinteso piu frequente. Il ricarico si calcola sul costo: un piatto che costa 4 euro di merce e viene venduto a 16 euro al netto dell’IVA ha un ricarico di quattro volte, cioe del trecento per cento. Il margine si calcola sul prezzo di vendita: sullo stesso piatto il margine lordo e di 12 euro, pari al settantacinque per cento del ricavo, e l’incidenza della merce e del venticinque per cento.

Stessa ricetta, stesso scontrino, tre numeri diversi. Chiedere al fornitore o al consulente un ricarico e chiedergli un margine porta a listini molto lontani fra loro, quindi vale la pena dire sempre su quale base si sta ragionando.

Peso lordo, peso netto, resa e cali di lavorazione

Il peso lordo e quello che arriva dal fornitore e che si paga in fattura. Il peso netto e quello che resta dopo la mondatura: senza bucce, senza torsoli, senza lische, senza grasso da rifilare. La resa e il rapporto fra i due, e serve a convertire il prezzo di acquisto nel costo reale del grammo che finisce nel piatto.

Il calo di lavorazione e la perdita che avviene durante la trasformazione: evaporazione in cottura, riduzione di un fondo, sgocciolamento di una mozzarella, scongelamento di un prodotto surgelato. Va distinto dallo scarto di mondatura, perche i due si sommano ma nascono in momenti diversi e si misurano in modo diverso.

Sono proprio queste due voci a spiegare buona parte delle sorprese di fine mese, come racconta l’articolo su perche il food cost teorico e quello reale non coincidono mai a fine mese. Una scheda tecnica costruita sul peso lordo dice sempre che il piatto costa meno di quanto costa davvero.

Sotto-ricetta, semilavorato, prodotto finito

  • Sotto-ricetta: una preparazione che entra dentro altre ricette e ha un proprio costo per chilo o per litro, come un fondo bruno, un ragu, una salsa base, una pasta brisee.
  • Semilavorato: un prodotto gia lavorato in parte, comprato o preparato in casa, che richiede ancora un passaggio prima del servizio, come una base pizza precotta o una verdura sbianchita.
  • Prodotto finito: la porzione come esce dal passe, comprensiva di guarnizione, salsa, pane di accompagnamento e tutto quello che il cliente trova sul piatto.

La distinzione non e accademica: se una sotto-ricetta non ha un costo proprio aggiornato, ogni piatto che la contiene eredita un errore. Ed e un errore che si moltiplica per il numero di ricette collegate.

Magazzino: giacenza, valorizzazione, scorta minima

La giacenza e la quantita fisicamente presente in un dato momento, quella che si conta in cella e a scaffale. La valorizzazione e il valore in euro attribuito a quella quantita, ed e un’operazione contabile che segue criteri precisi: il Codice civile disciplina la valutazione delle rimanenze all’articolo 2426, e il metodo scelto va mantenuto coerente nel tempo. Su questo il riferimento resta il commercialista.

La scorta minima e la soglia sotto la quale conviene riordinare per non restare scoperti; il lotto di riordino e la quantita che si ordina ogni volta, spesso imposta dal formato del fornitore. La rotazione misura quante volte una merce viene consumata e reintegrata in un periodo: rotazione bassa significa capitale fermo e rischio di scadenza.

Il consumo teorico e la merce che avrebbe dovuto uscire secondo le ricette e i piatti venduti. Il consumo reale e quello che si ricava dalla formula rimanenza iniziale piu acquisti meno rimanenza finale. La differenza fra i due si chiama scostamento, e leggerla e uno dei controlli da non dimenticare quando si chiude il mese in cucina.

Menu: mix di vendita, popolarita, quadranti

Il mix di vendita e la distribuzione delle vendite fra i piatti di una stessa categoria in un periodo dato. Si legge per categoria omogenea, antipasti con antipasti e secondi con secondi, altrimenti il confronto non dice nulla di utile.

La popolarita e la quota di un piatto sul totale della sua categoria. Il margine di contribuzione unitario e il prezzo netto meno il food cost di quella porzione: e il contributo che ogni singola vendita porta alla copertura dei costi fissi del locale. Il margine di contribuzione totale moltiplica quel valore per il numero di porzioni vendute, e spesso ribalta le classifiche fatte a occhio.

Incrociando popolarita e margine si ottiene la matrice a quadranti del menu engineering, quattro caselle che dicono cosa tenere, cosa spingere, cosa riscrivere e cosa togliere. Il metodo applicato a una carta vera e descritto nel racconto di come una trattoria riscrive la carta leggendo popolarita e margine a quadranti.

Le quattro caselle della matrice e cosa suggeriscono
QuadrantePopolaritaMargineMossa tipica
Piatto locomotivaaltaaltoproteggere ricetta e fornitore, non toccare
Piatto trainantealtabassorivedere grammature, guarnizione o prezzo
Piatto nascostobassaaltospostarlo in carta e raccontarlo in sala
Piatto da rivederebassabassoriformulare o togliere alla prossima stagione

Conto economico: prime cost, incidenza, punto di pareggio

Il prime cost somma costo delle merci e costo del lavoro, contributi compresi. Si guarda insieme perche le due voci si compensano: una carta piu lavorata abbassa il costo merci e alza le ore di cucina, una carta di prodotti gia pronti fa l’opposto.

L’incidenza e il peso di una voce di costo sul fatturato netto dello stesso periodo. Non e sinonimo di percentuale: la percentuale e solo un modo di scrivere un rapporto, mentre l’incidenza precisa quale numeratore e quale denominatore si stanno usando. Dire incidenza merci sul venduto e chiaro, dire soltanto percentuale non lo e.

I costi fissi non cambiano al variare dei coperti nel breve periodo, come affitto, utenze di base e canoni; i costi variabili seguono il volume, come le materie prime. Il punto di pareggio e il livello di ricavi in cui il margine di contribuzione complessivo copre esattamente i costi fissi: sotto quel livello si erode cassa, sopra si comincia a guadagnare.

Termini che si somigliano e non vanno confusi

Da tenere separati

  • Costo e prezzo: il costo e quello che si sostiene, il prezzo e quello che si espone al pubblico, IVA inclusa.
  • Ricavo lordo e ricavo netto: il calcolo del food cost si fa sempre sul netto, cioe sul prezzo senza IVA.
  • Margine lordo e utile: il margine di contribuzione non tiene conto di affitto, personale e ammortamenti, quindi non e il guadagno del locale.
  • Scarto e calo: il primo nasce dalla mondatura, il secondo dalla trasformazione.
  • Inventario e giacenza: l’inventario e l’operazione di conta, la giacenza e il suo risultato.
  • Coperto e servizio: sono due voci distinte e vanno indicate in modo trasparente in carta.

Un’ultima coppia merita attenzione: food cost teorico e food cost reale. Il primo nasce dalle schede tecniche e dai piatti venduti, il secondo dai consumi effettivi di magazzino. Il primo dice quanto avrebbe dovuto costare il servizio, il secondo quanto e costato. La distanza fra i due e la misura di quello che succede fra la cella e il passe.

Parlare la stessa lingua conviene

Riassumendo la risposta iniziale: la resa converte il prezzo di acquisto nel costo del grammo servito, il margine di contribuzione dice quanto lascia ogni porzione venduta, il mix di vendita pesa quelle porzioni sul totale e il prime cost mette insieme merci e personale per capire se il modello del locale sta in piedi. Quattro parole, quattro domande diverse, un solo obiettivo.

Il passo successivo e smettere di tenere queste definizioni in testa e metterle dentro uno strumento che le applichi sempre allo stesso modo. FoodCostChiaro calcola il food cost reale di ogni ricetta e mostra quali piatti della carta fanno margine, tenendo conto di pesi netti, rese e sotto-ricette. Se vuoi vederlo lavorare sulla tua carta, scrivi dal modulo di contatto oppure a jimenezjulien42@gmail.com: ti rispondiamo con un esempio costruito sui tuoi piatti.

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